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Ultimo aggiornamento: Giovedì 07 Marzo 2013

Il Castello

Il CastelloIl feudo di Supersano, sin dai primi documenti nei quali è citato, faceva parte del Principato di Taranto che nel 1195 l'imperatore Federico I di Svevia concesse al figlio EnricoVI. Nel 1240 Federico II diede il feudo di Supersano al figlio naturale Manfredi Lancia. Sconfitto ed ucciso Manfredi nella battaglia di Benevento nel 1266, Carlo I d'Angiò, "insignoritosi'' del regno di Napoli, nel 1272 diede il feudo di Supersano a Filippo Montefuscoli, normanno, che possedette il casale di Supersano.

Recenti ricerche condotte dal Prof. Paul Arthur, del l'Università degli Studi di Lecce (insegnamento di Archeologia Medievale), hanno confermato la presenza dei Normanni nel nostro territorio fin dal secolo XI. A questa data risalirebbe la "MOTTA" di Specchia Torricella, già individuata come monumento di interesse archeologico.

La Motta di Specchia Torricella, che trova numerosi confronti in Francia ed Inghilterra,era una tipica costruzione normanna, che consiste oggi in un terrapieno circolare con tracce in sommità di una torre da cui si controllava agevolmente una buona parte di territorio ed aveva soprattutto una funzione difensiva. 

Risale probabilmente a questo periodo anche la costruzione del primo nucleo dell'attuale Castello, il Mastio (la torre centrale ancora esistente, oggi inglobata nelle strutture aggiunte al complesso in successive fasi ed epoche) che ha tipologia e caratteristiche architettoniche riconducibili appunto al periodo del medioevo normanno nel Salento. In origine, il Mastio (torre difensiva) era una struttura architettonica isolata. 

Ciò è dimostrato non solo dai riferimenti storici e tipologici di queste strutture e di questa epoca, ma anche da elementi riconoscibili:Al primo piano del mastio, al quale oggi si accede dalla sala consiliare, sulla parete est, a circa due metri di altezza, si interrompe una scala, i cui gradini, ne è rimasta traccia,continuano nello spessore della stessa parete.

Vi sono poi due aperture, realizzate in momenti diversi che testimoniano tale isolamento almeno a partire dal primo piano:una finestra strombata verso il basso , sulla parete ovest ,che oggi guarda nella Sala Consiliare ed un'altra sulla parete nord, oggi porta di comunicazione con gli ambienti successivamente aggiunti.Il feudo ed il castello alla morte di Filippo Montefuscoli, avvenuta senza eredi diretti, vennero nuovamente incorporati nel Principato di Taranto che nel 1294 venne da Filippo II concesso al figlio Filippo.

Estinguendosi questo ramo angioino in Margherita, figlia di Filippo, in quanto nessuno dei due figli, Roberto e Filippo, ebbero eredi, il feudo passò, per matrimonio, nel XIV sec., nei possedimenti dei DEL BALZO, in quanto Margherita d'Angiò aveva sposato in seconde nozze FRANCESCO DEL BALZO, duca d'Andria. 

Poco dopo Giovanna I d'Angiò, Regina di Napoli, sottrasse il Principato di Taranto ai Del Balzo per donarlo al marito Ottone di Brunswich. 

Alla morte di Ottone, avvenuta il 2 aprile 1399, il principato fu concesso dal Re di Napoli, Ladislao d'Angiò - Durazzo, a RAIMONDELLO ORSINI DEL BALZO, figlio di Roberto Orsini e Maria (o Sveva) Del Balzo, che le fonti descrivono come grande condottiero ed intraprendente diplomatico, fautore della costruzione di fortezze militari.In questo periodo fu realizzata sulla parete nord del 1° piano del Mastio la finestra sovrastata da uno stemma in pietra rappresentante le armi gentilizie dei Del Balzo incastonate in uno scudo di tipo sannitico. I Del Balzo, certamente, non si limitarono alla sola finestra, ma realizzarono altre importanti strutture architettoniche che, dopo il crollo ed un arbitrario ripristino, non sono più visibili.

Le superfetazioni sovrapposte fino agli anni più recenti, non consentono una lettura chiara della struttura più autentica che pure doveva essere adeguata, tanto al rango dei proprietari quanto all'ubicazione stessa. 

Certamente furono RAIMONDO e FRANCESCO DEL BALZO a sottolineare quasi, ancora una volta, la loro proprietà con lo stemma della casata realizzato nella forma a cranio di cavallo tipica del XVI secolo, incastonato in cima alla scalinata dell'ingresso originario del castello. Nel 1407, dopo la morte di Raimondello, avvenuta il 17 gennaio 1406, il Re, timoroso della potenza raggiunta dal Principato di Taranto, quasi uno Stato nello Stato, lo smembrò, donando Supersano a Baldassarre Della Ratta. Nel 1414, alla morte di Re Ladislao, la regina Giovarma II ricostitui' il Principato di Taranto per donarlo al marito Jacopo di Borbone, Conte de La Marca, ma ne escluse Supersano, che donò a Nuzzo Drimi . Alla morte del figlio di costui, Antonello, avvenuta senza eredi, fu chiamato alla successione GIO. ANTONIO ORSINI DEL BALZO, figlio di Raimondello e della contessa di Lecce Maria D'Enghien, il quale , nel 1434, donò il principato al fratello Gabriele, duca di Venosa, ma, alla morte di quest'ultimo (1453) egli riprese Supersano, che tenne fino alla sua morte, avvenuta il 15 novembre 1463. Non avendo egli avuto figli dalla moglie Anna Colonna, gli succedette la figlia naturale legittimata MARIA CONQUISTA. Da Maria Conquista, il feudo fu portato in dote al marito ANGHILBERTO DEL BALZO, da lei sposato nel 1464. 

Supersano, come molte altre città e casali in Terra d'Otranto, fu attaccata fra il 1480 ed il 1481, dalle bande armate dei Turchi, che avevano invaso la Penisola Salentina. Il Casale venne in buona parte distrutto e molta gente fu uccisa o deportata. 

Un regio assenzo del 24 aprile 1484, documenta che ANGHILBERTO DEL BALZO, Conte di Ugento, donò al primogenito Giovan Paolo, in occasione delle nozze con Francesca de Guevara, il feudo di Supersano assieme ad altri feudi. 
Dopo l'invasione dei Turchi, i DEL BALZO fortificarono e migliorarono il Casale. In questo periodo furono realizzate le quattro torri, così come descritte dal De Giorgi alla fine del secolo scorso.
L'unica torre, che resiste ancora in forma originaria è quella a N-E con lo stemma dei DEL BALZO (di tipo bandierale di origine francese) la quale affonda i muri a scarpa nell' asfalto che copre i fossati. Di questi ultimi, rimane traccia nei sotterranei del lato nord del castello. Infatti una lunga scala contenuta tra la torre N-E e la torre N-O quest'ultima abbattuta, e il lato nord, presenta la parete lunga interna a scarpa molto pronunciata.

Le torri S-O e S-E sono state inglobate e fornite di piani superiori, mentre la torre N-O non esiste più. Nel 1491, per ordine di Ferdinando I, il Conte ANGHILBERTO DEL BALZO e suo figlio GIOVAN PAOLO, furono giustiziati dopo un processo per aver preso parte alla famosa "Congiura dei Baroni".

Il Castello di Supersano, il feudo e tutti gli altri possedimenti, vennero quindi confiscati ed incamerati dalla Corona. Nel 1507, Re Ferdinando il Cattolico, tra i vari feudi della contea di Ugento, confermò a RAIMONDO DEL BALZO (secondogenito di ANGHILBERTO) anche la dipendenza di Supersano. 

Nello stesso anno, RAIMONDO morì e gli succedette il fratello FRANCESCO DEL BALZO, il quale si schierò con i Franco-Veneti, che militavano sotto le insegne del Generale Loutrech, contro le truppe Gallipolitane di Carlo V, comandate da Don Filippo Castriota e Don Pedro (zio e nipote).Dopo la battaglia (1528), FRANCESCO DEL BALZO fu costretto all'esilio e i suoi beni passarono al Cardinale Pompeo Colonna, che pagò per questi al Vicerè di Napoli, Filiberto De Chalons, Principe D'Orange, la somma di 20.000 ducati.In un documento spagnolo del 1513 castello di "Sople ano" è censito come "tierra bien murada con fosso e cavallerizza con 50 cavalli".

Da questa epoca, il castello non subisce più variazioni architettoniche rilevanti; subisce però un repentino alternarsi di feudatari. NeI 1535, il castello e la terra di Supersano, insieme con i feudi di Torricella, Belvedere e le terre di Parabita, furono vendute da Don Pietro de Toledo, per procura dell'imperatore Carlo V, ad Alfonso Castriota, marchese d'Atripalda, procuratore del fratello Don Pirro Castriota per la somma di 26.700 ducati. 

Supersano rimase alla Regia Corte sino al 1538, anno in cui fu venduto ad Alfonzo Castriota, che acquistò per conto del nipote Pirro Alla morte di Pirro, avvenuta il 21 aprile 1561, succedette il figlio Fabio, il quale sposò Eleonora d'Alagno, dalla quale ebbe tre figli. 

Nel 1575, ad istanza dei creditori di Pirro Il Castriota, il feudo fu venduto sub-basta al Marchese di Volturara Bartolomeo Caracciolo, al quale, il 19 marzo 1592 succedette il figlio Giovan Battista, che nello stesso anno vendette a Scipione Filomarino. 

Nel luglio 1592, durante una controversia con la Marchesa di Specchia, il barone di Supersano, Scipione Filomarino, parti a cavallo da qui con "10 persone armate". Alla sua morte nel 1596, succedette il figlio Francesco.

Nel 1603,Francesco Filomarino, vendette il feudo, con patto de remehendo, dapprima ad Antonio Acquaviva, poi a Giovan Girolamo Balduino, dal quale lo ricomprò Lelio Filomarino, fratello di Francesco Il 22 febbraio 1634, Fabio Castriota Jr. vinse la causa intentata alc Real Corte della Vicaria, per cui gli venne restituito il feudo di Supersano. 

Il 6 febbraio l64l, con atto di vendita stipulato dal notar Giovanni Alfonso Rausa, Fabio Castriota vendette a STEFANO GALLONE:'Lo castello con i suoi membri sito dentro la terra di Supersano, con uno giardino di citrangoli, tre tarpete in ordine qui sotto Io castello, et L'altro dove si dice la nievera". (Atto di vendita stipulato dal Notaio Giovanni Alfonso Rausa il 6 febbraio 1641).

Nove anni dopo,il 25 gennaio 1650, DON STEFANO GALLONE rivendette a Giovan Francesco Roberti da Copertino con tutti melioramenti fatti .. sig Stefano nel castello quanto sopra dette robbe comprate da detto Don Fabio Castriota. ( Notaio A.Rausa). Nel 1665, Francesco Roberti diede il feudo ad ALESSANDRO GALLONE Principe di Tricase, al quale nel 1675 succedette il figlio STEFANO.

NeI 1681, Stefano sposò Giovanna Teresa Colmonero Y Gattinara, alla quale vendette il 7 agosto 1695 Supersano con atto rogato per Notar Pierangelo Volpe di Napoli.
Alla Colmonero succedette il figlio FRANCESCO ALESSANDRO, ma, non avendo egli avuto figli dalla moglie Fulvia di Gaeta, dei Marchesi di Montepagano, alla sua morte, avvenuta neI 1753, gli succedette il fratello GIUSEPPE DOMENICO e poi il figlio di costui GIUSEPPE GERARDO.
Nel 1806 a GIUSEPPE GERARDO, succedette il GIO. BATTISTA. Nel 1868, il titolo passò al figlio GIIJSEPPE ed alla di lui morte, il 15 gennaio 1898, a PIETRO GIOVANNI BATTISTA.

Questi sposò Giuseppina Moncada dei Principi di Paternò dalla quale ebbe una sola figlia, MARIA BIANCA GALLONE, che gli succedette nel titolo nel 1931.
Durante il possesso dei GALLONE, il castello subi varie trasformazioni: la Torre N-O, che segnava l'ingresso del Casale da Nord, crollata nei primi anni del 1900, non venne più ricostruita. Nello stesso periodo furono demolite alcune strutture fortificate e molti edifici di contorno che definivano la 'Piazza Quadrata" del Castello, oggi Piazza IV Novembre, descritta dal De Giorgi e visibile anche, sotto il nome di "Largo Piazza', nel disegno del Paese sulla planimetria generale del Feudo compilata dall'Ing. G.Eptain nel 1893. Negli anni '30 il Castello venne acquistato dall'on. Manfredi Francesco. Per successione passò poi al figlio Giuseppe e da questi alla figlia Maria.

Con contratto deI 20 settembre 1984, tra il Dr. Roberto De Vitis, sindaco di Supersano, e la Sig.ra Manfredi Maria, il Castello è stato acquistato dalltAmministrazione Comunale. Nel 1995 è stato approvato il progetto, oggi realizzato, di "lavori straordinari di alcuni settori del castello" redatto dall'Architetto Roberto Bozza e dall' Ing. Arnaldo Alfarano.

A cura del Comune di Supersano
Si ringrazia Elena Frascaro per le notizie storiche.

Pagina creata ( Giovedì 07 Marzo 2013 )
 
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